TRAINING DI INIZIO STAGIONE
PROGRAMMAZIONE DI INIZIO STAGIONE
Ottobre e novembre, otto settimane, un piccolo lasso di tempo che se mal interpretato può condizionare la riuscita di un’intera stagione.
Per questo motivo il periodo di transizione è molto importante ed estremamente difficile da gestire, anche e soprattutto per un allenatore.
Il nemico numero uno è subdolo ed è sepolto dentro ognuno di noi, specie in chi ha nel proprio cuore lo sport e la convinzione che sopportare la fatica sia la chiave del successo.
Per questo tipo di atleta il riposo è sempre vissuto con apprensione e viene concepito come perdita di tempo e del lavoro duramente costruito; compito arduo, per l’allenatore, aiutare a battere questa paura irrazionale e convincere che una pausa o una minore intensità nelle uscite non sono segno di debolezza né di poca passione,ma una necessità fisiologica che sta alla base delle prestazioni future.
L’errore molto diffuso, soprattutto nei principianti e negli atleti che sognano di risalire rapidamente le classifiche, è quello di non tenere conto che il nostro organismo, come del resto il mondo intero, è naturalmente soggetto a ciclicità.
In breve: una volta sviluppato il potenziale di un ciclo non sarà possibile mantenerlo a lungo, né tanto meno aumentarlo, senza prima aver osservato un periodo di recupero.
Questa “danza” tra periodi di forma e di recupero è un fattore comune a tutti; esiste però, come spesso accade, una soggettività che in questo caso si manifesta con la necessità di periodi più o meno lunghi d’allenamento e di riposo.
Età, potenziale ed esperienza atletica, uniti anche al contesto sociale in cui si vive, sono i principali fattori che caratterizzano la durata dei nostri cicli di prestazione; è logico quindi che non possano essere per tutti uguali e che si possano manifestare in modi differenti nella carriera di uno stesso atleta.
Un buon inizio è sempre vincolato all’attenta analisi dei calendari di gara: inutile pensare di riuscire a gestire 12 mesi al top se nelle precedenti stagioni, nonostante il grande impegno profuso, ci si è ritrovati a maggio con le batterie scariche.
Tendenzialmente in ambito amatoriale l’atleta medio sviluppa le sue prestazioni in circa 6 mesi; dopo questo periodo l’esigenza di recupero diventa fondamentale per non incorrere in una stagnazione, o peggio, un netto calo delle prestazioni.
Ragionando così su un’ipotetica stagione agonistica che preveda tra maggio e giugno la “fase saliente”, l’inizio di un training progressivo fatto di lavori specifici per lo sviluppo della performance non dovrebbe prendere il via prima di metà ottobre.
Questo, ovviamente, per non incappare nel gruppo delle “Winter Star”; espressione coniata da un noto allenatore americano che ha così definito quegli atleti che, massacrandosi d’allenamento tra novembre e dicembre, si presentano i primi mesi dell’anno in splendida forma per poi miseramente scomparire coi primi venti di primavera.
Ma cosa è consigliabile fare in attesa di dare il via alla stagione?
Sotto l’aspetto del volume e dell’intensità è suggeribile l’impostazione dei cicli settimanali pari al 60-70% del volume medio a cui si è soliti avere buone prestazioni in stagione.
Quanto indicato è molto generico; non è tuttavia intenzione di questo articolo fungere da “McDonald” della preparazione atletica, dispensando tabelle seriali troppo generiche (peraltro facilmente reperibili su Google o su una qualunque rivista del settore).
L’obiettivo è invece quello di fornire una capacità critica utile ad evitare gli errori più macroscopici e frequenti in questo periodo dell’anno, consapevoli che l’allenamento corretto uguale per tutti è una chimera.
Scegliete bene gli obiettivi, calcolate i tempi in base alle vostre capacità e prendete la “rincorsa” al momento giusto. Almeno nello sport partire in anticipo non è sempre un vantaggio.
